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Laboratori, Workshop, Panel: non solo film al ForFilmFest

Il “Laboratorio sull’apprendimento filmico” di giovedì 20 novembre, da un’idea di Dario Forti, condotto da Sergio Di Giorgi, Dario D’Incerti, Dario Forti, Emanuela Mancino,e Emanuele Toscano

Il Workshop “Cinema e Web 2.0: reti, opere collettive e occasioni di apprendimento”, a cura di Vittorio Canavese e Gilda Morelli, con l’intervento di Mariantonia Bazzocchi, Marco Minghetti e Banca della Memoria

Il Panel “La mente pensa per immagini”, a cura di Giuseppe Varchetta, con gli interventi di Stefano Carta, Giuseppe Civitarese, Giorgio De Michelis, Cinzia Di Dio e Severino Salvemini

Di seguito i dettagli.


Laboratorio sull’apprendimento filmico”

20 novembre, ore 15.30-18.30

Da un’idea di Dario Forti

Condotto da Sergio Di Giorgi, Dario D’Incerti, Dario Forti, Emanuela Mancino, Emanuele Toscano

L’idea

Coinvolgere un gruppo non troppo ampio di formatori in una ricerca/ sperimentazione sugli esiti di apprendimento - cognitivo/emotivo, individuale/gruppale - derivanti dall’utilizzo del cinema in situazioni formative.

La struttura del laboratorio

1) Introduzione

Confronto aperto iniziale su esperienze, prassi e convinzioni sul rapporto tra apprendimento e utilizzo formativo del cinema (breve ricerca d’aula)

2) Sperimentazione

  • presentazione del laboratorio e delle ipotesi di ricerca ad esso sottese

  • distribuzione dello strumento di ricerca

  • presentazione in successione di parti di uno spezzone di film, compilazione di un reattivo, tabulazione dei dati, breve discussione di chiarimento

  • presentazione conclusiva dell’intero spezzone, compilazione di un reattivo, tabulazione dei dati, confronto con i dati delle singole parti, discussione di sintesi

3) Epilogo

Eventuale breve rassegna di prodotti cinematografici interessanti dal punto di vista dell’efficacia nel produrre apprendimento.

Riflessione conclusiva sul senso dell’esperienza vissuta.

Metodo

Ai fini della ricerca in laboratorio verrà selezionato uno spezzone di film (presumibilmente poco conosciuto) di media lunghezza (intorno ai 10′), al cui interno siano riconoscibili 3-4 scene distinte; dello spezzone verranno mostrate separatamente le singole scene, seguite ogni volta dalla somministrazione di un piccolo reattivo volto a evidenziare componenti significative del processo di apprendimento; i feedback raccolti dopo ogni scena verranno alla fine confrontati con quelli seguiti alla visione dell’intero spezzone.

Le dimensioni della ricerca

  1. plausibilità del contesto (dimensione della comprensione dello spiazzamento spazio-temporale)

  2. plausibilità psicologica (dimensione della comprensione del punto di vista dei personaggi)

  3. empatia (dimensione della disponibilità emotiva all’identificazione con i personaggi)

  4. pensieri nuovi (dimensione del vantaggio cognitivo dell’apprendimento)

  5. spunti applicativi (dimensione dell’utilizzabilità dell’apprendimento)

Cinema e web 2.0:
reti,
opere collettive e occasioni di apprendimento
22 novembre 0re 14,30-16,30

a cura di Vittorio Canavese e Gilda Morelli

E’ di moda aggiungere “2.0″ a tutte le nuove iniziative che appaiono in rete; molte di queste fanno riferimento alla condivisione di risorse multimedialità che assumono forme in continua evoluzione.

La rete diventa luogo non solo di distribuzione e fruizione dell’immagine in movimento, ma anche strumento di ideazione e produzione distribuita e collettiva.

Gli strumenti della rete sono sempre più orientati all’uso condiviso, la comunicazione salta fasi intermedie e diventa diretta, le occasioni di diffusione dell’informazione si moltiplicano; i dati vengono integrati in nuovi tipi di informazione, resi disponibili in qualsiasi momento a chiunque si renda disponibile ad accedervi. Ci sono nuove possibilità di apprendere, e la multimedialità ne è elemento caratterizzante insieme all’idea di condivisione.

L’idea di scambio, di valore aggiunto dato dalla diffusione e dal contributo volontario creativo o tecnico da’ vita a nuove forme di diritto d’autore e d’uso.

Le opportunità di apprendimento sono innumerevoli. Tra i tanti punti di vista possibili, ne abbiamo scelti alcuni che ci sembrano utili per avviare la discussione tra i formatori.

In che modo la rete può favorire la realizzazione di opere collettive?
Come si possono usare le reti sociali (Ning, Facebook)?

Come è possibile superare l’utilizzo di risorse web 2.0 come grande repository di materiali generati dagli utenti casualmente (YouTube, Flickr) per alimentare progetti mirati?

Quali sono le principali regole che sovrintendono diritti e doveri di chi produce o utilizza il materiale in rete?

A queste domande, e a quelle del pubblico del ForFilmFest, risponderanno:

  • Mariantonia Bazzocchi, formatrice e consulente sul diritto d’autore
  • Marco Minghetti, coordinatore de “Le aziende invisibili”, opera cui hanno lavorato un centinaio di personalità dell’economia e della cultura virtualmente costituenti la Living Mutants Society, racchiudendo la propria conoscenza umana e professionale in un’opera narrativa collettiva, ispirata alle Città Invisibili di Italo Calvino.
  • “Banca della Memoria”, progetto “no profit” dedicato alla raccolta in parte autoprodotta e in parte spontanea delle esperienze e dei racconti di vita delle persone nate prima del 1940, sotto forma di “racconti” di 10 minuti.

“La mente che pensa per immagini”
22 novembre ore 17,30-19,30

a cura di Giuseppe Varchetta

Tracce di riflessione

  1. I partecipanti al festival appartengono generalmente all’universo della formazione e testimoniano, pur in situazioni organizzative diverse, il mestiere del formare adulti che operano oggi in organizzazioni complesse.

La parola, il registro verbale, è ancora oggi il dato specifico differenziale dell’esperienza professionale sviluppata come formatori.

Metodi attivi e registri diversi hanno “attaccato” in questi ultimi anni la centralità del registro verbale, rodendone il primato, mantenendone tuttavia ancora un riferimento di centralità.

  1. Il ForFilmFest nasce con l’obiettivo strategico di proporre, accanto a quello verbale, il registro iconico. Tale registro viene proposto dal festival come peculiare, diverso, con una propria distintività non sovrapponibile a quello verbale.

  1. Una prima ipotesi di lavoro che sottende il nostro panel è che il registro iconico abbia una propria indiscussa specificità, quella di consentire e di nutrire livelli comunicativi non praticabili e non raggiungibili dal registro verbale.

Una seconda ipotesi di lavoro sottesa dal nostro panel è relativa alla circostanza - indicata prioritariamente dalla psicanalisi e verificata recentemente dalle neuroscienze - che la riflessione sul registro iconico e sulle sue peculiarità si presenti anche come elettivo strumento di comprensione delle modalità di lavoro e di organizzazione della mente umana.

  1. Il cinema - l’arte del secolo scorso (e ci auguriamo anche di quello appena iniziato) - è per eccellenza testimone del registro iconico e da esso nutrito.

«Il film, con la semplice accelerazione della componente meccanica, ci ha indotti a passare dal mondo della sequenza e delle connessioni a quello della configurazione e della struttura creativa. Il messaggio del medium consiste nella transizione dalle connessioni lineari alle configurazioni … e torniamo così alla forma onnicomprensiva dell’icona» (M. McLhuan 1964).

  1. «Il problema dell’uomo è avere una mente. Una mente funzionante crea continuamente immagini» (A. Ferro 2002).

  1. La psicanalisi da tempo, soprattutto attraverso il pensiero e la ricerca di W. Bion, ha elaborato la tesi che gli elementi protomentali (beta) vengano sottoposti nel tempo a vari passaggi di trasformazione, nei quali incontrano un contenitore capace di prospettare una loro funzione trasformandoli in elementi alfa. È stato sottolineato che in tale processo mentale di trasformazioni diverse «il primo tassello è un pittogramma visivo» (A. Ferro 2002).

  1. Psicanalisi e neuroscienze sono oggi concordi nel sottolineare la centralità, come già detto, del registro iconico come motore e elemento esplicativo del funzionamento della mente umana. Su tale dato di ricerca interdisciplinare i cinque relatori del panel sono chiamati a elaborare una riflessione a partire dal loro vertice specifico scientifico-professionale.

Nota bibliografica

W. Bion, 1963, Gli elementi della psicanalisi, Armando, Roma, 1973

S. Carta, “Sull’esperienza dello spettatore, in L. De Franco, M. Cortese, a cura di, Ciak, si vive, Ma.Gi, Roma, 2004

M. McLhuan, 1964, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967

G. Riefolo, “Percorsi iconici della clinica”, in L. De Franco, M. Cortese, a cura di, op. cit.

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